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- 08/04/2009 Non si possono prevedere i terremoti ma si possono ridurre i suoi effetti!
Un terremoto di magnitudo 6,3 alle 3.32 del 6 Aprile 2009 sconvolge la parte appenninica dell’Abruzzo. Oltre al centro dell'Aquila, le aree interessate sono circa 26 e quelle più duramente colpite sono le frazioni di Villa Sant'Angelo, Paganica, San Demetrio, Onna, Fossa e Tempera. Una regione intera è in ginocchio al cospetto di una forza della Natura così devastante e le scosse svegliano nella notte, gran parte dell'Italia Centrale. Più di duecento vittime, migliaia di sfollati, ingenti danni alle strutture, anche quelle apparentemente più sicure e “moderne”.
Nel balletto mediatico delle dichiarazioni, si comincia subito con le polemiche scatenate dal caso Radon per la previsione di Giampaolo Giuliani, ricercatore che in base a studi e modelli sulla concentrazione di questo gas, sostiene che l'emersione della radioattività in superficie significa che vi sono movimenti tellurici in profondità e più l'attività è intensa, maggiore è la probabilità di un evento sismico importante; gli risponde la comunità mondiale dei sismologi (anche se qualcuno è dalla sua parte), affermando che al momento attuale non è possibile e non si possono prevedere i terremoti, si possono fare solo delle stime probabilistiche, ma non sapere con certezza data e luogo di un sisma, perchè le variabili in gioco sono troppe.
Un altro tema trattato sia dal Presidente del consiglio nazionale degli ingegneri Paolo Stefanelli, che dal geologo e ricercatore CNR Mario Tozzi, è quello sulla stabilità degli edifici, ed entrambi sono concordi nel riscontrare perplessità sulle modalità costruttive che hanno messo in piedi determinate strutture e responsabilità precise nel non aver monitorato seriamente case costruite negli anni ’60 dove, in pieno boom edilizio, l’importante era “costruire” (poteva quindi esserci la tipica “furbata italiota” di mettere 1 Kg. di cemento e 2 Ton. di sabbia per intenderci); anche il Prof Paolo Rocchi della Università la Sapienza di Roma, dichiara nel frattempo che basterebbero pochi piccoli accorgimenti per migliorare l’efficacia di alcune misure difensive e preventive. Ci si mette anche un Tg che ha l’ardire di riconoscere che dovremmo copiare l’abilità degli Antichi Romani, maestri nell’arte delle costruzioni elastiche a prova di sollecitazioni telluriche e lontani anni luce dalle strutture statiche moderne che basano la loro tecnologia sul cemento armato, che in più risulta anche “datato” e non più in grado di sopportare intense vibrazioni. Si guarda poi anche all’estero, dove in Giappone o in California si notano percentuali bassissime di decesso da terremoto anche con magnitudo più potenti che da noi; la polemica incalza visto che purtroppo qui le vittime sono molte. Forse pagano per una irresponsabile e scriteriata gestione ed un pressappochismo nel costruire case ed edifici che risultano essere moderni colabrodo per le tecniche usate e soprattutto per la mancanza di rispetto delle più elementari norme antisismiche, soprattutto se si pensa al modernissimo Ospedale e alla Casa dello Studente, crollati come castelli di carta. A questo fiume in piena di accuse, abbiamo però il dovere di dire che nella prima scossa fatale, hanno ceduto anche chiese e strutture medievali, simboli di un epoca storica in cui era impensabile realizzare con leggerezza strutture commissionate da papi o da imperatori, visto che oltre a non essere ben inculcata una speculazione sugli appalti come è oggi ben presente, si poteva rischiare facilmente anche una brutta fine; e in più che ci sono anche delle responsabilità individuali da parte di molti di noi, che sono spesso intenti a mettere lo “zampino” nelle proprie abitazioni, allargando o modificando, buttando giù o mettendo su, qua e là, per estetica o per necessità e a volte anche con le proprie mani, camere, bagni, soppalchi, terrazzi ecc. e quindi rischiando ulteriormente di indebolire anche le strutture portanti. A questo punto visto che, come succede sempre quando il fatto è avvenuto, si scatenano le corse a puntare gli indici su colpe e responsabilità di chi è implicato nella faccenda o di cosa non ha funzionato (politici locali, costruttori, cemento armato, chi poteva prevedere il sisma, chi al momento ritiene necessario chiedere aiuti esteri e chi no, la scienza ostinata a non aprirsi a ricerche non ufficiali ecc.), noi rispondiamo con un saggio proverbio indiano che ricorda che prima di puntare l’indice su qualcuno è bene ricordarsi di avere tre dita puntate su se stessi, e ciò significa che le accuse o il gioco allo scarica barile, servono fino ad un certo punto, perché lamentarsi spesso è una scusa per non agire o per non indagare sui propri comportamenti e sugli stili di vita che tutti noi teniamo ogni giorno in questa sviluppata e caotica società moderna, sempre più alla fine del suo ciclo. Chi vi scrive, voleva fin da subito partire alla volta dell’Aquila, con tanta voglia di portare un aiuto concreto, anche facendo semplice manovalanza, togliendo macerie o scavando in quelle fondamenta profondamente colpite dalla tragedia, ma poi ha riflettuto umilmente, che non avendo specifiche mansioni e rivestendo più che altro funzioni velleitarie, sarebbe stato più da “intralcio” che “utile”, per la Protezione Civile; questo è il rischio maggiore che ci può essere nel momento in cui le attenzioni e le sensibilità sono molto forti e tutti, chi più chi meno, vorrebbero far qualcosa per non restare impotenti di fronte a questi avvenimenti. Ma il vero problema sarà il “dopo”, cioè quando gli interessi dei media e la nostra memoria, che soprattutto nella nostra epoca è molto flebile, dimenticheranno molte cose! Ci auguriamo che non succeda mai, ma esperienze passate di altre catastrofi in varie parti d’Italia (Irpinia, Friuli, Avezzano ecc.) insegnano che questa eventualità è possibile. Al momento però, c’è da dire con una certa fierezza verso il nostro popolo, che la grande solidarietà espressa da tutte le parti politiche, da associazioni sociali, culturali o apartitiche, da comunità cattoliche, da realtà schierate radicalmente a Destra e a Sinistra, da tante radio locali o iniziative spontanee sparse dappertutto, fanno sperare che ogni tanto si riesca ad essere meno egoisti e a guardare di più agli altri.
Solidarietà a tutto quello che è vita!
Anche gli animali in questa tragedia sono creature che non vanno dimenticate e quindi invitiamo a leggere sia l’appello di Aidaa che pur nel rispetto delle vittime segnala che ci sono più di 5000 animali a rischio in questo tragico momento in Abruzzo, sia il comunicato di varie associazioni animaliste, S.O.S. Abruzzo.
Segnaliamo anche questo articolo apparso su Libero di Oscar Grazioli, che affronta il tema interessante del sesto senso che salva cani e gatti e soprattutto gli animali che ancora vivono allo stato selvatico e non addomesticato e quindi più pronti e sensibili a recepire determinati "impulsi della Natura".
Cosa sapevano gli antichi sui terremoti?
Per tornare ai due estremi della polemica televisiva del Prof. Boschi e dell’autodidatta Giuliani, preferiamo volgere l’attenzione su una teoria di geometria applicata di Diego Baratono, persona che si occupa di esplorazioni archeologiche indirizzate allo studio delle paleo-geometrie e degli antichi sistemi geometrici applicati alla topografia dei luoghi sacri. Per le efficaci teorie inerenti alla possibilità di previsione dei fenomeni sismici, attualmente collabora con il C.N.R. di Milano. Non è quindi, visto il fascino delle sue tesi, solo una sorta di mago esoterico, ma è anzi un ricercatore scientifico ben qualificato.
Dal momento che crediamo che le percezioni degli antichi non erano suggestioni ma erano conoscenze precise e simboliche ed oggi alcune prove scientifiche, libere da dogmi, iniziano ad accorgersi di antiche Verità applicate, siamo in sintonia con l’affascinante tesi espressa dal Baratono e cioè che la previsione dei fenomeni sismici è una scienza antica che può essere riscoperta se ai sismi vengono associati una componente geometrica forse finora sfuggita alla scienza (Esagramma) e una lunghezza d’onda (suono).
L’uomo è giunto a stabilire un metodo per determinare numericamente la quantità d’energia rilasciata da un evento sismico. Ha avuto l’abilità d’individuare quali sono le aree maggiormente interessate dai terremoti. Ha avuto la capacità di tracciare una mappatura sufficientemente precisa delle zone soggette al maggiore rischio sismico utilizzando scale con un buon valore di riferimento. L’uomo ha anche capito che le tre fasce sismiche individuate, la circumpacifica, la mediterranea e la medio-atlantica, non sono disposte in modo casuale, ma sono in stretta correlazione con la struttura geologica della crosta terrestre. A questa pur straordinaria enumerazione manca solo l’esperienza previsionale: è relativamente facile stabilire a grandi linee, quali sono le aree attualmente e potenzialmente sismiche, ma è invece arduo prevedere sia quando un terremoto si verificherà, sia quale sarà l’ubicazione precisa dell’ipocentro. Ma alIora, non potrebbe essere che il vero messaggio degli antichi, sia stato un comprendere che esiste una Fascia di Salvezza della Terra, dal momento che tutte le Culture più antiche, dai Maya ai Cinesi, dagli Egizi agli Indiani, ripropongano sempre gli stessi numeri e gli stessi miti, forse sapendo già, quello che oggi a fatica iniziano a scoprire anche i moderni sismologi, e cioè che i terremoti hanno una loro precisa geometria e una non casuale lunghezza d’onda?
In un mondo dove Dio è morto, o come si scrive da qualche parte, non esiste più, queste cose possono risultare solo prodotti della fantasia. Ma quando le forze della Natura si attivano, sono incontenibili e terrificanti e questa paura arcana si conosce da sempre tra i popoli del pianeta.
L’Aquila, fondata da Federico II, quasi nel momento della sua età dell’oro, venne completamente distrutta nel 1703 da un terremoto e successivamente ricostruita, privilegiando il gusto barocco del tempo. È già per questo motivo fu considerata come una zona ad elevatissimo rischio sismico. Ora che la Terra sta nuovamente tremando e il terrore pervade le genti di questi luoghi, sorgono interrogativi e riflessioni sulla nostra piccolezza di fronte a Madre Natura, che ogni tanto ci scuote e ci distrugge in pochi secondi, quello che, in tanti anni e con grandi sacrifici, si è costruito in molto tempo. Questo è un monito per capire che su questa Terra siamo sempre sospesi ad un filo, un po’ come quando un arrampicatore aggrappato alla roccia, e in completa sicurezza, possa trovarsi all’improvviso, per un accadimento inaspettato, senza più punti di appoggio esterni (corde o chiodi), trovandosi sospeso nel vuoto e dovendo attingere solo alle proprie forze interiori e spirituali. Abituarsi mentalmente ad essere questo alpinista nella vita di tutti i giorni, pronto a cadere ma anche pronto a rialzarsi, capace di guardare in faccia la morte, in grado di affrontare i pericoli e di conoscere i labili confini della sua stessa esistenza, sono questioni profonde che non si possono mai dimenticare e che devono essere da base per uno stile autentico, per una riscoperta di un nuovo rispetto nei confronti delle forze meravigliose, o a volte devastanti, che ci circondano e per avere una vita meno frivola e decisamente più spartana. Prima ti accorgi di aver accumulato tutto, risorse per il futuro, una casa che crea tranquillità, e in un solo istante sparisce tutto questo; i beni che possedevi in un lampo diventano solo illusori e passati; in più ti può capitare di perdere anche quello che hai di più caro e di vicino a te. È una legge inesorabile che fa parte di questa vita, o se vogliamo di questo gioco, di cui ne condividiamo un preciso Destino e che bisogna serenamente accettare, perché ha delle sue regole e leggi naturali, che impongono a tutti dei chiari limiti e mettono bene in chiaro che, quando entrano in campo forze così superiori, noi piccoli uomini non possiamo difenderci e non possiamo credere di poter stare sempre al riparo da tutto. - 20/03/2009 Il "miglior amico dell’uomo" diventa un fastidio...
In questi giorni in Sicilia e non solo, si è diffusa una folle psicosi collettiva in cui si sta cercando di coinvolgere l’opinione pubblica, martellandola con media e giornali o sondaggi all’americana, sulla questione dell’abbattimento o no dei cani randagi presenti nel territorio. È necessario per loro insistere sull’argomento, perché in questo caso non si tratta delle solite razze feroci ma di incroci di cani “normali” che vagano in liberi branchi e che seguono il loro istinto fatto di sopravvivenza, non di odio. E soprattutto bisogna nascondere quanto in Italia, rifugi e canili siano sostenuti col minimo indispensabile, senza una seria politica di sterilizzazione e di adozione, senza indagare su situazioni di degrado o strutture fatiscenti in cui versano milioni di cani, o anche gatti. Insomma come al solito la colpa ricade su chi è innocente: si perché per la tragedia di quel bambino di 10 anni, a cui rivolgiamo sentite condoglianze alla famiglia per l’accaduto, adesso chi deve pagare non sono l’inerzia di istituzioni fantasma che fanno sparire i fondi stanziati per fermare il fenomeno del randagismo, o guardiani incaricati di tutelare e che non guardano; no chi deve pagare sono delle povere bestie abbandonate a se stesse, senza cure, girovaghe e affamate che sono state tradite da colui di cui in passato si erano sempre fidate. Si quell’uomo che lo ha utilizzato dalla notte dei secoli; quell’uomo che lo ha addestrato, coscientemente per fini sociali, o aggressivamente per sentirsi più macho; quell’uomo che si serve di lui per soccorrere chi è in difficoltà o che ha bisogno del suo sollievo quando è in preda a solitudine; quell’uomo che gli vuole bene soltanto se ne parla la televisione o se si tratta di celebrità da telefilm come Lassie, Rex o Rin Tin Tin e che invece se ne dimentica facilmente quando non è sulla notizia, rinchiuso dentro un canile lager, scuoiato in un mercato cinese o venduto alla scienza vivisettoria; quell’uomo che lo fa sfilare nei concorsi di pedigree per soddisfare il suo bisogno edonistico o che viene da lui accompagnato, in viaggi interminabili e ai confini del mondo; quell’uomo per cui lui è disposto a morire e che lui sa sempre riconoscere, come fece Argo con il suo padrone, anche a distanza di anni. Questo è il cane, un amico di tante leggende, di tante storie a lieto fine, di tante leggende per i più piccoli, una creatura che ci ha dimostrato sempre una fedeltà ed una lealtà talvolta superiore a molti di noi. Questo migliore amico dell’uomo oggi può diventare un fastidio, se non si comporta come noi vogliamo o se non accetta di continuare ad essere solo un burattino nelle nostre mani. Già Konrad Lorenz fece osservazioni etologiche importantissime sul mondo di questo particolarissimo quadrupede e delineò bene quanto è importante non confondere il suo istinto con atteggiamenti irresponsabili e troppo “umani”. Il rapporto uomo-animale è ormai da troppo tempo modificato, grazie al nostro morboso mondo antropizzato creato ad immagine di se stessi; così che, se un cane iniziasse a rivolgere il suo sguardo a ciò che per natura è, per forza tornerebbe a sentire il suo “istinto selvatico” e “non addomesticato” e si muoverebbe allo stesso modo degli altri predatori sotto giurisdizione di Madre Natura. Questo solo bisognerebbe dire per dimostrare che le tragedie di questi giorni non possono essere imputate a chi è semplicemente fedele alla sua natura, che non è responsabile del suo cambiamento e che se si trasforma in serial killer non è per caso, ma solo perché chi dovrebbe vigilare sulle sue condizioni e trattarlo dignitosamente, se ne dimentica o non se ne cura affatto, e il discorso vale per il singolo, per la comunità fino allo Stato stesso, che non provvede a migliorare questa situazione.
Accusare i cani per nascondere le proprie colpe!
Sono rimasto molto colpito, ma non stupito, dalle affermazioni di Rocco Buttiglione o dalle sterili accuse della Codacons rivolte al sottosegretario On. Martini, che ha ammesso con coraggio che il fatto grave accaduto a Modica non può essere risolto con una mattanza indiscriminata sul miglior amico dell’uomo. Nonostante giornali che dedichino importanti pagine sui fondi mancanti nel randagismo, nonostante che sia ridicolo parlare di cani randagi poiché c’era un custode, irresponsabile o non sostenuto, che se ne doveva comunque occupare, se noi difendiamo i cani dall’esser uccisi siamo anche noi killer, per di più animalisti, come quelli che hanno ucciso e ferito le vittime delle cronache. Ovvio che figli di un imperante antropocentrismo ciò non debba scioccarci più di tanto, visto che nella mentalità comune molti commentano “che 600.000 mila cani randagi non valgono la vita di un bambino” frasi che si possono paragonare alle stesse menzogne in cui nella vivisezione si afferma che “per salvare un bambino bisogna ammazzare un topo”. Se infatti come capo d’accusa non ci fosse stato comunque un soggetto giuridico degno di nota come il cane, che per i suoi trascorsi mnemonici muove ancora su di noi molte corde sottili, e ci fossero state altre creature che non hanno alcun diritto di vita, forse avrebbero fatto la fila molti cacciatori e con loro gli aspiranti adepti sedicenni per sparare oltre che cazzate, anche sonanti colpi. Non voglio entrare nel balletto mediatico, scorretto e pateticamente polemico che ci bombarda tutti i giorni blaterando e non dicendo mai nulla, preferisco solo prendere come bagaglio culturale per una analisi meno scontata, non le opinioni di Buttiglione & Codacons ma il sommo vate Alighieri. Si perché Dante ci ricorda nel Canto XXXIII dell’Inferno, che tra i dannati imprigionati nel ghiaccio, c’è un certo conte Ugolino che rode il cranio di un altro condannato, l’arcivescovo Ruggeri. Quel “fiero pasto”, riecheggia eternamente in lui come monito all’atto di antropofagia avvenuta in vita verso i suoi figli, che si offrirono a lui come nutrimento per placargli la fame quando venne rinchiuso e murato vivo con loro, nella Torre di Muda a Pisa. Ecco, noi oggi siamo quell’Ugolino e per discolparci delle nostre responsabilità abbiamo bisogno di nutrire la nostra vendetta con il sangue dei nostri amici e fratelli a quattro zampe, che già si sacrificano per noi e di cui già ci nutriamo a sufficienza del loro prezioso servigio. Murati nella nostra cella interiore continuiamo a comportarci cercando all’esterno le ombre responsabili della nostra ignoranza e non rivolgendo mai lo sguardo verso quella caverna platonica che ha in se la luce della conoscenza. È quella stessa sorte crudele che vogliamo riservare a quei cani abbandonati che si ritorcerà a noi, come un boomerang, che avrà ripercussioni sempre più visibili sulla nostra vita, sempre più squilibrata ed in preda a raptus improvvisi fatti ormai o di effimere superficialità o di brutali eventi. Ricordiamocelo prima di puntare l'indice sull'altro!
- 14/03/2009 Sostenere il Tibet per sostenere noi stessi
Un nostro articolo pubblicato sul sito della Laogai
- 06/03/2009 Il Nucleare non è la Soluzione!
Il fabbisogno di energia aumenta perché tutti i nostri fabbisogni aumentano esponenzialmente. Oggi si è sempre più incapaci di vivere senza una crescente quantità di accessori, la maggior parte dei quali assolutamente fittizi e non fondamentali. Rendendoci la vita una sorta di supermercato al consumo, per far si che tutti possano avere quello “stile di vita” adeguato al progresso, si sfrutta la terra, si depredano le risorse e di conseguenza si consuma moltissima energia. Partendo così da questo punto di vista, che si può chiamare consumismo, cioè tutto ciò che fornisce “servizi” o “beni” in questa società dei balocchi materialista, spostare un paese verso il nucleare non è l’idea migliore. Gestendo il mondo delle risorse con le leggi economiche e di profitto, distanti dalle leggi di Natura, cioè quelle che regolamentano l’equilibrio nel Creato, affrancando l’uomo dalle sue “risorse” fisiche, psichiche e spirituali e sostituendole con tecnologie sempre più raffinate e con un sistema comunicativo sempre più informatizzato, si è dato vita ad un vero e proprio mondo virtuale, ormai completamente indipendente dalla realtà del quotidiano di ognuno. Occorrerebbe che gli uomini fossero meno bambini viziati e contassero un po’ più sulle loro energie, perché il pianeta non è più in grado di sostenere questo ritmo di crescita. Diciamo questo perché oggi ci si presenta il rischio del nucleare, eccessivo (Scajola ha parlato addirittura di 10 centrali), abnorme, incontrollato e con una tecnologia obsoleta (visti i tempi lunghissimi e le nostre “gare degli appalti”, quando avremo finito tra 30 anni le centrali di 3° il mondo guarderà già a quelle di 4°), Ci dovremmo interrogare per capire se la verità ufficiale trapelata e propagandata sui famosi 4 “impianti di nuova generazione”, non nasconda in realtà una verità più sottile, dove le intenzioni non sono tanto quelle di costruire centrali, quanto di fare “studi sulla fattibilità” per reperire gli impianti da localizzare in Italia. Anche se fossero costruite poi, non è detto che la join-venture Enel-Edf, cioè l’accordo Italia-Francia spartirà tutto al 50% e che non interverranno altre forze in campo per altri interessi. C’è uno studio fatto da Francesco Meneguzzo sui possibili Siti Italiani, tenuti nascosti per non scatenare folle inferocite e si sa anche che le materie per le centrali verrebbero prodotte da più parti: il combustibile nucleare dalla Francia, il vessel del reattore dal Giappone e altri stati sicuramente in questa “corsa al nucleare” saranno chiamati a fornire componenti adeguati a tale impianto. Noi crediamo che la vera direzione di uno Stato, dovrebbe prevedere una seria politica sul risparmio energetico e incentivazioni statali sullo sviluppo delle fonti alternative, e non ricorrere a soluzioni delle assimilabili come con i Cip6. La favoletta che i nostri alleati francesi, tedeschi, russi,.hanno già l’energia nucleare, alcuni sono vicinissimi ai nostri confini (rischio incidente o black-out) e quindi se non costruiamo anche noi le centrali dovremmo comprare sempre da loro per essere indipendenti (?), non regge molto; il discorso ovviamente è applicabile a tutto, al gas naturale dalla Russia, al petrolio dagli arabi o al carbone dalla Germania, non c’è differenza. Se la tecnologia non fosse distorta, se non fosse una brusca interruzione del rapporto Uomo-Natura e dei ritmi di entrambi, si potrebbe arricchire ingegnosamente il tema ecologico, a rischio in questa epoca così particolare. Ma l’ecologia dovrebbe essere a dimensione di uomo e avere a che vedere con la qualità della vita, che non si misura solo in termini di benessere.
Alternative alla Droga Nucleare
Quando si parla di energia ci si dimentica spesso di dire che le fonti non rinnovabili quali carbone, petrolio, gas naturale, uranio, rappresentano i combustibili accumulati nella crosta terrestre nel corso dei millenni e che l’uomo dalla rivoluzione industriale ad oggi, sta consumando ad un ritmo estremamente rapido. Nella misura in cui queste risorse via, via diminuiscono, aumenta il loro costo di estrazione come inesorabilmente insegnano le leggi economiche.
Tra l’altro se analizziamo che l’Occidente, soprattutto l’Italia, vive una forte crisi demografica, notiamo che il presunto bisogno di aumento energetico non coincide con un maggiore aumento della popolazione, è incline solo a soddisfare i “valori” oggi imperanti del materialismo pruduttivo e del superconsumismo. Le multinazionali dell’energia sostenute dalla propaganda del comprare a tutti i costi, soprattutto inutilità, rapinano perciò il nostro pianeta per soddisfare questo prezioso mercato assolutamente prioritario rispetto alle reali necessità di un popolo. Diceva bene in un opuscolo sull’energia Alessandro di Pietro quando parlando di come le democrazie industriali siano passate, praticamente tutte, nel giro di pochi anni a basare il loro sviluppo non più sul carbone ma sul petrolio, parlava di una tossico-dipendenza energetica.
Si perché quel petrolio in via di estinzione non era una risorsa energetica ma era un sistema politico applicato sulla pelle degli Stati e dei suoi cittadini.
Quella mono-cultura che era del tutto-petrolio oggi si cerca di trasformare nel tutto-nucleare. Il problema non è il tipo di droga/energia che si assume ma che ci si droga. I consumi energetici, industriali o domestici, aumentano perché la società è squilibrata e non è più sostenibile. Da noi si consuma tantissima energia per il riscaldamento degli edifici perché non abbiamo una corretta coibentazione, non sfruttiamo le tecniche di bio-edilizia, non utilizziamo materiali studiati per isolare il freddo d’inverno e il caldo d’estate e quindi di evitare fasi stagionali alterne di termosifoni/condizionatori; in Germania i tedeschi non pagano un euro di elettricità perché hanno più di 4000 case e interi quartieri perfettamente coibentati che sfruttano il teleriscaldamento col calore in disavanzo prodotto. Questo perché applicano anche la cogenerazione, sistema per produrre energia e calore da un'unica fonte energetica, cioè si sfrutta il calore disperso per la produzione di energia elettrica impiegandolo per il riscaldamento o altri usi; con impianti anche minimi si può così generare energia elettrica e calore sui luoghi del consumo quotidiano come condomini, quartieri, uffici, attuando un vero e proprio decentramento che evita le perdite ingenti che avvengono non rarissimamente nelle grandi distribuzioni delle centrali con evidenti risparmi di combustibili fossili dannosi all’atmosfera. L’energia sprecata grazie al libero mercato la vediamo anche nel trasporto commerciale e nel traffico di camion che da uno stato all’altro, vanno a comprare o vendere le stesse e identiche cose che già si possiedono e che si potrebbero quindi comprare e vendere nei propri confini; se ci fosse una seria politica autarchica sull’energia, si potrebbero ottenere ottimi risultati con una decentralizzazione dell’energia attenta alle esigenze del piccolo, in cui si otterrebbe più efficienza rispetto al solito calderone centralizzato utilizzato per tutto e che non sfrutta diverse quantità riutilizzabili.
Sappiamo bene che schierarsi contro il programma nucleare è difficile, anche se responsabile e coerente, ma il nostro attacco al nucleare è l’attacco ad un sistema, ceco a non guardare che per risolvere i problemi basterebbe utilizzare quello che già abbiamo in casa. Noi siamo come ricordano tante canzoni dialettali il Paese del Sole, il Sole è l’energia più potente che esista e il Mezzogiorno potrebbe diventare la sede privilegiata per l’applicazione su larga scala dell’energia solare, quindi dei pannelli solari sui tetti, delle celle fotovoltaiche e di altri sistemi di irraggiamento.
Il Nord con le correnti e i salti d’acqua di tutti i suoi fiumi e dei suoi laghi ben distribuiti sul territorio, è basilare per ottenere potenziali rifornimenti idroelettrici; in più l’uso plurimo delle acque, oggi può contribuire al riassestamento idro-geologico, all’irrigazione, alle forniture di acqua potabile, al duplice scarico ecc. Altra fonte “dimenticata” e molto studiata negli anni Trenta, è stato il settore geotermico, e in remote zone di Toscana, Campania, Sicilia e Sardegna si rilevarono fortissime presenze di vapori di origine geotermica e sotterranea. Per non parlare della Puglia che si dice sia una nuova ed eccellente risorsa per l’idrogeno (che ricordiamo è un vettore energetico non una fonte e si ottiene tramite il processo di elettrolisi); abbiamo poi la risorsa eolica che oggi è in grado di sfruttare turbine potenti e in grado di armonizzarsi con il paesaggio; ci sono pale eoliche in mare (off-shore) e tecnologie molto avanzate come Kite-Gen, che prelevano quantità di energia sfruttando correnti di alta quota tramite appositi aquiloni ed anche esperimenti che hanno ottenuto buoni risultati in Francia e Australia sfruttando l'energia prodotta dalle maree (a tratti anche da noi possibile, pur mancando di correnti oceaniche). Senza scordare che possiamo ottenere anche utilissime bio-masse, cioè tutti gli scarti legnosi, foto-sintetici, boschivi e forestali che occorrono per produrre in maniera naturale, una quantità di energia pulita utile al sostentamento di piccoli centri .
Rifare una seria progettazione di sviluppo industriale significa partire dalla fonte, allo stesso modo di come quando parlando di rifiuti, ci si dimentica di responsabilizzare le aziende produttive: queste così libere di scegliere, realizzano male, anzi malissimo, i loro prodotti, li fanno circolare in commercio, nonostante durino pochissimo (UsaeGetta) perché chi li ha “ideati” non ha pensato che in futuro sarebbero potute "essere risorse", anziché "divenire scarti". È per questo che aspiriamo che il nostro mondo politico si svegli dalle paure del protezionismo e delle leggi economiche e riprenda a dirigere la vera politica ricreando un nuovo modello per la società italiana, dirigendo le preferenze alle fonti rinnovabili come il sole, la forza del vento, il riciclaggio dei rifiuti, la cogenerazione, la biomassa forestale ecc. In questo modello vincente l’energia non dovrà più essere rigida e accentrata bensì flessibile e decentrata. La crescente dipendenza tossica dalle energie combustibili centralizzate in giganteschi impianti oltre ad essere inefficiente, è anche pericolosa. Decentralizzare significa ridurre con accorgimenti tecnici i rischi che portano agli sprechi attuali. Non è fantascienza, chi parla di energie alternative parla di futuro, non di tornare alle candele o alle carrozze a cavallo, come qualcuno ipocritamente afferma. Il rifiuto spontaneo di migliaia di persone verso il nucleare, non nasce soltanto da avversione o paura verso le centrali atomiche. Il Referendum da molti temuto non è un giudizio sul nucleare: è molto peggio è il giudizio ad una società che non è più captata come benessere, cioè come modello di sviluppo ideale, anzi è vista sempre da più parti, Destra o Sinistra non ha molta importanza, come un malessere, che ci sta degradando sempre di più in questa opulenta civiltà. Non è un problema di crisi energetica o di crisi economica è la crisi esistenziale che ci sta peggiorando se non ricreiamo uno stile di vita organico e funzionale. - 19/02/2009 Secondo AFSSA il mais transgenico Mon-810 della Monsanto non fa male! Possiamo veramente credergli?
E’ del quotidiano Le Figaro la notizia che AFSSA (Agence Française de Sécurité Sanitaire des Aliments), la principale agenzia francese per la sicurezza alimentare, ha stabilito che il mais geneticamente modificato Mon810, prodotto dalla multinazionale Usa Monsanto, non è dannoso alla salute. Stando a questo, dalla primavera prossima, gli agricoltori francesi potrebbero tornare a coltivare questo mais ogm, lo stesso che era stato vietato l’anno scorso con l'adozione di una clausola di salvaguardia che ne impediva l’accesso grazie ad un blocco formato da paesi membri come Austria, Grecia, Francia e Ungheria da tempo schierati per una Europa libera da Ogm. Il rapporto presentato dal professor Yyon Le Maho, incaricato dal governo francese della perizia, denunciava una potenziale nocività per l'uomo di questo mais. L'Afssa lo ha rifiutato perché non riscontrando alcun elemento di novità vengono confermate le conclusioni, già rese note nell'aprile 2008, secondo le quali le coltivazioni di mais transgenico presentano lo stesso rischio di sicurezza sanitaria delle varietà tradizionali e non ci sono pertanto elementi per metterne in discussione l'utilizzo. Sempre secondo l'Afssa non si può dimostrare la tossicità della proteina insetticida CRY1Ab che permette al Mon810 di non essere attaccato dai principali parassiti. Tale proteina viceversa è accusata di avere rapporti con lo sviluppo di malattie tipo prione (la cosidetta mucca pazza) o di avere possibili effetti cancerogeni. La presa di posizione dell'Afssa oltre ad essere un duro colpo per il governo francese e per il ministro dell'ecologia Jean Louis Borloo, è stata confermata anche dall' EFSA (European Food Safety Authority), l'Agenzia europea per sicurezza alimentare che dichiara che i dati forniti dalla Francia non danno alcuna prova scientifica che questo mais sia dannoso alla salute di uomini, animali o ambiente. Durissima la reazione di Josè Bovè, leader dell'Union Paysanne, più volte arrestato per aver falciato campi biotech e sostenitore di un'agricoltura contadina opposta ad un'industria agro-alimentare in mano alle multinazionali, che ha dichiarato come molti componenti dell'Afssa siano da sempre filo-ogm. Per France Nature Environnement, associazione ambientalista, si tratta di un parere politico e non scientifico mentre Greenpeace ha denunciato la violazione di rapporti che dovevano essere mantenuti segreti.
Austria nemica di Bruxelles o esempio da seguire?
Dopo la Francia, la Commissione Europea chiede anche all'Austria di mettere fine alla clausola di salvaguardia che vieta dal 1999 la coltura del mais geneticamente modificato Mon810 della Monsanto e del T25maize della Bayer. La Commissione Ue, dopo aver imposto di aprire le sue frontiere al mais, chiederà a Vienna di autorizzare altre due colze biotech, tra queste la GT73 della Monsanto, resistente all'erbicida Glyphosate. Ma secondo un dossier presentato nel 2004 dall’Austria, i geni introdotti nelle piante di mais e colza oltre a combattere i parassiti potrebbero avere effetti imprevedibili sugli altri insetti e gli animali autoctoni delle Alpi. In tale studio viene anche considerato il forte impatto sull’ecosistema dovuto alla crescita di resistenza agli antibiotici da parte delle piante prossime alle coltivazioni transgeniche. e non bisogna neppure dimenticare l’azione di “trasporto” del vento sulle piantagioni limitrofe. È per questo che Vienna dal maggio 2008 è stato costretta a riaprire all'importazione dei due mais in questione che alla luce del parere dell'Efsa di Bruxelles, non presentano nessun pericolo per la salute umana e animale. Ma l'offensiva nei confronti dell'Austria, che per la sua regolamentazione è da sempre portabandiera degli Stati e delle Regioni che si oppongono agli Ogm, sicuramente andrà ben oltre visti gli interessi filo Ogm ormai manifestati apertamente. Intanto le ricerche italiane dell'INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) sulla pericolosità del mais Mon810, stabiliscono valutazioni di possibili effetti avversi sul sistema immunitario da parte degli organismi geneticamente modificati. Ciò è basato sulla determinazione del potenziale allergenico della proteina ricombinante purificata unito ai potenziali effetti immunotossicologici, anche se rimaniamo molto perplessi su tali “prove” visto che sono ancora basate sui risultati falsati ottenuti con gli animali da laboratorio. Ma c’è invece da dare un altro dato importante e cioè che la politica sostanzialmente filo-biotech della FDA (Food and Drug Administration) americana, contrasta ampiamente con i risultati delle analisi fatte dai suoi scienziati che hanno ripetutamente segnalato e con notevole documentazione, come la bioingegneria, alterando l'attività cellulare, potrebbe condurre alla produzione di tossine inaspettate, allergeni e sostanze cancerogene.
Nel 2006 La grande marcia libera da Ogm di persone di diverse regioni europee è stato un segnale vistoso, che ha fatto vedere come chiaramente in Europa prevalga una fortissima tendenza agricola (6 europei su 10 dicono no agli Ogm) assolutamente non disposta a coltivare piante geneticamente modificate sul proprio territorio. Questo tipo di coltivazione presuppone per forza di cose un inquinamento “genetico” su natura, animali e uomo e non si conosce ancora la gravità effettiva e le responsabilità che potranno ricadere sulle generazioni future. Il rischio è decisamente enorme. Ciò significa, dal nostro punto di vista, che essendo il confine per far coesistere l’ingegneria genetica con le tradizionali culture agricole europee molto sottile, viste le posizioni delle multinazionali che non fanno presagire importanti passi avanti per il mondo agricolo ma solo vittorie politiche a favore dei propri affari economici, noi preferiamo tenerci di gran lunga i segreti e il modus vivendi di quella cultura contadina arcaica in relazione e in sinergia con il proprio territorio, che oggi si cerca di distruggere perché rappresenta ancora per le sue ben salde radici, un ostacolo pericoloso al tentativo in atto di imporre una monocultura industriale e “uguale” per tutti gli agricoltori del mondo. - 03/02/2009 Al campidoglio si parla di Rifiuti Zero...
Venerdì 6 febbraio presso la Promoteca a Piazza del Campidoglio, è in programma una conferenza importante sul tema dei Rifiuti Zero. Come associazione aderente alla RRRLazio abbiamo espresso più volte il nostro pensiero sulla vicenda inceneritori. In questa occasione si potranno ascoltare le ricerche sulle nanopatologie e gli effetti delle diossine studiati dal Prof. Stefano Montanari di Modena. Ci saranno anche una anteprima del film documentario sulla situazione rifiuti in Italia e all'estero "Sporchi da Morire" e un collegamento video con il sindaco di Gavin Newsom, città divenuta simbolo di Zero Waste (Rifiuti Zero), progetto da tempo pubblicizzato anche in Italia grazie al Prof. Paul Connet. Consigliamo a chi voglia aprire gli occhi sul mondo dell'incenerimento di assistere a questo convegno previsto alle ore 17, in modo da comprendere appieno quanto sia decisivo anche per la nostra salute il far partire seriamente, e con il pieno appoggio, che oggi manca forse perchè causato dall'inesperienza (o da precise volontà), da parte dell'Ama, il PaP nei municipi romani e nei comuni della nostra regione.
- 03/02/2009 In Usa ai più piccoli si insegna la leggenda della Vivisezione!
In un articolo di pochi giorni fa leggiamo di un opuscolo appositamente preparato per i bambini (per ovvi motivi non in grado di scoprire le clamorose falsità documentate), che è chiaramente un tentativo sporco del mondo della vivisezione, vergognosamente supportato da chi dovrebbe pubblicamente tutelarci, di agire con la menzogna per difendere delle posizioni sempre più patetiche e sempre meno scientifiche, che dimostrano quanto sia a rischio il loro fragile castello di sabbia. La favoletta narra di un cucciolo malato di nome Lucky che viene portato da un dottore per essere curato. Mentre il dottore da una pillola al cagnolino, il bambino gli chiede: "Ma come fa a sapere quali pillole dargli, e in che dosi?" "Io so quali e quante pillole dargli grazie alla ricerca" "La ricerca?" "Sì! La Ricerca serve a far si che gli animali malati e la gente malata stiano bene" (sic). Il dottore inizia a raccontare il perché con una storiella: “Una ricercatrice aveva nel suo laboratorio dei topini che vivevano in piccole e simpatiche gabbiette (ai bambini non spiegano certo cosa provano questi roditori negli stabulari), venivano alimentati molto bene (lo stesso e identico cibo per tutta la vita… chi non lo vorrebbe!), ed erano malati della stessa malattia di Lucky. Per questo la ricercatrice dava ai topi tante medicine di diverso tipo; all’inizio nessuna di queste li curava però lei insisteva nel provare (motivo per cui servono fondi alla Ricerca sennò come fanno a curarci); alla fine perseverando ne trovò una adatta per i topi (casualità scientifica?); con piccole dosi non guarivano subito, ma aumentandole miglioravano (Ld50 la metà degli animali uccisi per esperimenti di tossicità!). Finalmente un bel un giorno la ricercatrice scoprì la dose giusta da dare ai topi; incredibilmente andava bene anche ai cuccioli come Lucky e perfino ai bambini malati o in crescita. Alla domanda ma come può una medicina per animali andare bene anche per i bambini? Il dottore risponde: “topi, cuccioli come Lucky e i bambini come te…siete tutti animali!” I nostri corpi sono in realtà diversi, ma noi siamo molto simili sotto la nostra pelle! Così prima sperimentiamo queste pillole sugli animali per poi essere sicuri che vadano bene a voi bambini! Toccante, veramente toccante! Peccato che esista la bio-diversità e che i dati estrapolati da topo a topo (intra-speciem) o da topo a coniglio (inter-species) non sono mai gli stessi, differiscono completamente e non rendono pertanto la riproducibilità valida per nessun laboratorio. Gli animali è vero sono simili a noi (percepiscono il dolore, hanno paura, si possono ammalare), ma in termini prettamente scientifici sono a noi disuguali per le differenze anatomiche, organiche, biologiche, metaboliche, genetiche e psichiche. In più noi gli animali per gli esperimenti li ammaliamo volutamente, gli facciamo venire cancri che in natura non contraggono, li rendiamo artificiali o geneticamente modificati; insomma non sono uguali e allora li rendiamo simili, creando così continue catastrofi nella medicina.
Una volta ci facevano credere che chi era contro la vivisezione era solo un povero ed emotivo animalista mosso da passioni irrazionali, ma a leggere questo ridicolo libricino sembra proprio che le parti si stiano invertendo, visto come sono caduti in basso ed il pressappochismo delle buffonate scritte. Oggi esistono apparati internazionali come I-care, Ecvam, Ipam che dimostrano scientificamente tesi totalmente contrapposte alle fandonie della Ricerca; oggi ci sono scienziati di grande fama che dimostrano come siano in realtà solo gli interessi a spingere molti, ad usare ancora animali nei laboratori. Pietro Croce, medico onesto, pentitosi perchè costretto in passato a "sperimentare", ha scritto un libro autentico e "scomodo" dove si possono leggere diverse dichiarazioni di medici contrari alla sperimentazione . Sembra quasi che le famose verità assunte a dogma da questa società anno dopo anno inizino a perdere colpi: un mito incontrastato come la teoria darwiniana, si sta superando sempre di più a livello accademico grazie al Prof. G. Sermonti, ai cattedratici, ai paleontologi, ai genetisti, ai biochimici, ai molecolaristi insomma ad un’intera generazione di giovani scienziati, non certo assimilabili a creazionisti biblici o a fondamentalisti religiosi, che oggi hanno il coraggio di attaccare questo “credo”. E la sperimentazione di animali non è un credo? Non ci viene propinata dai puri in camice bianco che dicono che quello che fanno è per il nostro bene? Sembrerebbe quasi che i pilastri della visione positivista-scientista stiano vivendo una fase molto delicata: oggi si crede in questa scienza intoccabile ed infallibile, così come nel medioevo si credeva alla religione. Ieri sull’altare della Chiesa pagavano le streghe e gli eretici, oggi sull’altare della Scienza o meglio del Profitto, pagano innocenti creature “sane” e noi umani “malati”. Tutto questo è ora che finisca e lo sarà solo per il coraggio e l’autenticità di pochi che se ne incaricheranno.
Una Società che impone la menzogna come credo
Quando c’è un bisogno così evidente di cambiare le carte in tavola per paura che si scopra la verità, quando si architetta tutto un sistema legislativo per nascondere questo assurdo sacrificio di animali che si chiama Ricerca, quando anche apparati che dovrebbero tutelarci mentono spudoratamente nonostante ci siano anche prove scientifiche certificate, dovremmo assolutamente riflettere. Nel mondo e in Italia le connivenze tra Potere Medico e politica, grande stampa e interessi economici multinazionali, erano state già ampiamente documentate dal coraggio di un uomo a nome di Hans Ruesch. Ma che la nostra attuale società sia impostata essenzialmente sull’apparenza e sull’immagine all’esterno e molto spesso nasconda nel suo profondo grande ipocrisia e menzogna, è un fatto ormai purtroppo constatato non solo nella sperimentazione. Se pensiamo alle mafie sanitarie e alle fabbriche di malattie che continuamente creano danni alla nostra salute; alle menzogne e agli interessi delle lobbie degli inceneritori; alle corse al superconsumismo che saccheggiano le risorse del nostro pianeta spacciate come “stile di vita”; all’usura bancaria privatizzata che accumula ricchezza a scapito del sudore dei cittadini; alle numerose organizzazioni che lucrano sulla beneficenza fatta per i paesi poveri del Terzo Mondo; alle motivazioni nascoste e molto poco “pubblicizzate” che scatenano conflitti in tutto il globo; se constatiamo questi fatti, possiamo tracciare il quadro d’insieme di come la nostra civiltà sia ormai giunta ad un punto di non ritorno.
Una volta i popoli più disparati della Terra avevano i loro miti e le loro leggende, che noi chiamavamo favole, ma che invece per loro rappresentavano quel mistero che dava profondo significato al loro essere in questo mondo; i bambini potevano credere alla Cicogna, a Babbo Natale e la Befana (oggi invece devono credere alle moderne storielle dei vivisettori) e quindi nella loro infanzia era ancora lecito “sognare”; le società erano più normali di adesso e si viveva con una certa sobrietà amando anche le cose semplici. È ora? Ora esiste un'unica massa informe fatta di clienti/consumatori, schiavizzata dal pensiero unico e costretta “liberamente” a credere a tutti i miti e le leggende che scienza, televisione o politica gli impongono; ai bambini hanno donato una vita artificiale che li fa crescere più in fretta e soprattutto con minor contatto con la realtà che li circonda; le società attuali si sono trasformate in imprese che guardano solo alla produzione (Pil) e agli interessi personali, fregandosene di Madre Natura che li ospita amorevolmente, degli abitanti che la popolano nei differenti regni, ma anche di se stessi, visti l’alienamento e l’egoismo pressoché totali da individuo a individuo. Un simile pensiero non equivale certo a dire aspettare passivamente che le cose migliorino, che la tanto attesa “fine del mondo” ci prenda tra pochi o molti anni, e soprattutto che le cose stiano come vorrebbero farci credere loro. Tutt’altro! Non siamo fatalisti, anzi siamo sempre pronti a combattere e a non cedere il passo alle continue falsità da parte di chi, non ha nel suo dna, sentimenti di giustizia o di libertà. Diceva un celebre poeta americano: Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui! Noi abbiamo un difetto diciamo in faccia quello che pensiamo e facciamo solo quello in cui crediamo veramente; è per questo che sappiamo bene quanto sia difficile essere accettati in questo palcoscenico, fatto ad arte dal sistema, in cui tanti sono obbligati a recitare un loro personaggio. Noi non siamo per i falsi moralismi o per gli opportunismi del momento, siamo solo per la verità e alla fine questa, potrà sembrare retorico, dovrà per forza trionfare! - 15/01/2009 Non basta un mea culpa per lo “Zoo” di Radio 105!
Nella puntata radiofonica andata in onda il 12 Gennaio 2009 i conduttori del programma Zoo di 105 hanno decisamente esagerato con affermazioni piuttosto pesanti sul tipo di sevizie da infliggere a determinati animali . Il martellamento di mail e voci di proteste che sono seguite, hanno severamente punito la loro leggerezza, tanto che l’editore dell’emittente ha deciso di sospendere il loro spazio, che è seguitissimo a livello nazionale. A nostro modo di vedere è perfettamente lecito scherzare, ma non andare oltre, fino al punto da consigliare come torturare un essere senziente, sia che si tratti di un gatto o di una rana! La radio è un veicolo di opinioni non indifferente è se usata male può diventare molto pericolosa, o come in questo caso avere un effetto boomerang. Se si deve scherzare, se si vuole fare satira, facciamola sui politici, che sono maschere e caricature perfette in questa società, sui viziatissimi calciatori che hanno tutto per le mani, sugli eclettici artisti che con i loro stili di vita possono influenzare la gente; cioè su quelli che stanno già bene per conto loro e che quindi in una società basata sull’immagine e sull’estetica pagano questo piccolo tributo figlio della popolarità che li tiene in piedi. Ma non è la stessa cosa scherzare su chi invece non sta bene e non per colpa sua: oggi sarebbe ingiusto, perfettamente inutile e piuttosto idiota, “esagerare” sui bambini di Gaza, sulla situazione tibetana o sui bambini del Terzo Mondo sfruttati dalle multinazionali. E perché questo discorso non si può allargare anche agli animali? Il concetto di Giustizia in Natura risponde a delle leggi precise che determinano i rapporti tra prede e predatori, le gerarchie sociali all’interno delle comunità, i modi istintivi di interagire con il loro habitat e le lotte per la sopravvivenza. È un fine superiore, è un fas, che regola la giustizia per ogni essere, frutto forse anche di un karma che gli ha donato quella precisa forma. Ma i Romani, che non sono proprio gli ultimi, affermavano che non tutto ciò che è lecito è onesto! Perciò non può essere una legge morale umana, a dire che è lecito trasformare gatti (che rappresentano un antichissimo patrimonio culturale sul nostro pianeta e a cui molti di noi sono inspiegabilmente legati) in cappucci per le nuove generazioni, o a rendere possibile sezionare rane nella didattica a biologia, che è un modo oltretutto notevolmente superato dalle nuove metodologie (ma a chi può fregare della rana e del suo "vivere normale" in uno stagno?). Ecco perché ci sentiamo in dovere di tutelare queste creature innocenti, allargando sul lato giuridico almeno il diritto elementare a non essere massacrati inutilmente da questa società. Volevate far ridere, beffeggiando questi animali e invece avete fatto arrabbiare tante persone che ormai hanno una differente sensibilità nei confronti di chi non è umano. Vi sia da insegnamento per la prossima volta e tenete a mente il detto di Talete: “gli Dèi hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per ascoltare il doppio e parlare la metà”. Quindi incassate serenamente queste critiche, perché vi potranno servire se un giorno vi ricapitasse di aprire la bocca per fare battute così prive di spirito.
- 27/11/2008 La Cina è la degna erede degli Usa?
Ci sentiamo di poter affermare che In fatto di devastazione ambientale, la Cina non ha nulla da invidiare alla sua consorella Usa, che per il suo impegno costante nella devastazione della Natura e nell'oppressione dei popoli al grido di democrazia, per tantissimi anni ha primeggiato su tutti. Lo scettro del "migliore" nella distruzione del nostro pianeta, infatti rischia di vincerlo proprio il regime capital-comunista cinese, come si potrà riscontrare dal superbo scritto del Sig. Toni Brandi presidente della Laogai Foundation Research. Senza tralasciare ciò che pochi sanno o fingono di non sapere su questo regime asiatico, cioè le accuse di genocidio (Spagna), il fruttuoso traffico di organi, gli aborti forzati, i Laogai rieducativi, la schiavitù di lavoratori, la concorrenza sleale nei mercati del mondo, la contraffazione di marchi famosi e lo sterminio di alcune precise etnie, l'articolo in questione si propone, con una lucidissima analisi, di evidenziare quelli che sono gli "altri" notevoli squilibri e disastri ecologici, che i cinesi stanno causando negli habitat dove si vanno ad insediare. Dalla ferrovia di Lhasa andata ad infettare le purezze delle nevi himalayane alle estrazioni di minerali anche tossici, come l'uranio; dalla deforestazione gratuita alle erosioni massicce del sottosuolo; dagli inquinamenti di scorie radioattive agli sfruttamenti idrici; dalla caccia indiscriminata di tutte le biodiversità presenti al saccheggio di una varietà considerevole di piante. Ecco cosa sta subendo l'altipiano del Tibet, una volta il Tetto del Mondo che tutti invidiavano! Grazie poi, alla complicità e alla corruzione di ipocriti governi e di sanguisughe bancarie, che non vogliono rinunciare ai loro sporchi affari fatti solo di interessi, di profitti e di tanta ignavia, uno tra i più eccelsi e spirituali popoli della Terra, rischia fisicamente di scomparire in questa età oscura che è figlia di quel cieco materialismo che li porterà alla loro autoestinzione.
- 20/11/2008 Addio a Birillo che non “lavorerà” più qui da noi!
Birillo, cavallo di 18 anni incaricato del servizio di portare turisti con le Botticelle, è morto ieri a causa del rumore di un camion dell’AMA che lo ha fatto impaurire e scivolare nei pressi del Colosseo. Lo sfortunato animale si è rotto una tibia e non c’è stato più niente da fare! Dopo ore di agonia è stato soppresso da un veterinario. In estate era già successo ad un suo collega, di perire in un incidente sul Lungotevere Aventino e molti non dimenticano facilmente, gli occhi del cavallo del Palio di Ferrara trasmesso da molti TG. Ovviamente non essendo mentalmente abituati a prevenire prima, quando si scatenano questi fatti si crea un infruttuoso polverone di polemiche tra animalisti e politici dopo l’accaduto. Chi invita i turisti al boicottaggio delle Botticelle (Enpa, Lav), chi chiede interventi reali per la tutela di questi animali (Francesca Martini), chi cerca soluzioni con percorsi alternativi e protetti (Samuele Piccolo), chi li vorrebbe in aree pedonali, parchi, aree verdi e con un pronto soccorso reale (Monica Cirinnà) e chi invece per paura di strumentalizzazioni dichiara che è stato solo un semplice incidente (Gianni Alemanno e Fabio de Lillo). A noi interessano solo le azioni e non le parole che servono a poco se non sono seguite dai fatti. Il problema reale è come si valuta l’oggetto della questione: come un mezzo di trasporto e quindi regolamentato come una sorta di taxi, oppure come un essere con esigenze etologiche ben precise e oggi anacronisticamente incompatibile per tale lavoro nella metropoli di Roma? In una società che da secoli considera gli animali come suoi strumenti di lavoro o di utilizzo, ci vogliono tantissimi anni prima di riuscire a cambiare qualcosa nella mentalità delle persone, abituate solo a considerare gli aspetti utilitaristici a noi umani (cibo, trasporto, divertimento ecc.) e mai intenzionate a pensarla dalla parte degli animali e questo senza quel perverso bisogno di umanizzarli e riconoscerli utili solo quando ci servono le loro “compagnie”, vista la solitudine sempre più alienante rispetto al contesto profondo della Natura e di chi la abita. La radice del problema è scavata dentro ognuno di noi e bisogna avere il coraggio (anche istituzionale) di tirarla fuori, anziché usare gli strumenti elettorali del consenso, delegando con inutili leggi cartacee o con regolamentazioni di comodo che risolvono molto poco nella sostanza.
Parlare oggi di Tradizioni
Pur rispettando il valore e l’importanza che le Tradizioni devono ricalcare negli usi e costumi dei più disparati popoli, oggi in questo insensato mondo moderno, siamo arrivati ad un punto di non ritorno a cui si deve purtroppo iniziare a riflettere. È ancora possibile mantenere in piedi determinati eventi che utilizzano animali (che sono esseri viventi e non mezzi meccanici) visti i cambiamenti epocali e gli evidenti squilibri ambientali che oggi accompagnano la nostra vita su questo pianeta? Le Botticelle hanno avuto un senso in un’epoca in cui non esisteva il traffico inteso come oggi (visto che un tipo di traffico è esistito anche ai tempi dell’antica Roma), dove se anche un semplice motorino rischia spesso di cadere tra sampietrini, tombini e rotaie che infestano la Capitale, figuriamoci un cavallo che traina una pesante carrozza (soprattutto in condizioni di temperature elevate). Il problema non è semplicemente il "trattamento" che i vetturini riservano ai loro accompagnatori (perché per fortuna non esistono solo sfruttatori o maltrattatori, ma ci sono anche persone che in assoluta buona fede li considerano veramente come loro figli), ma una vera disamina è se accettare o no che questo “bisogno di spettacolo” continui. Se si può mantenere in piedi una Corrida in Spagna, nonostante torture inflitte “prima” al toro che entra nell’arena, perché non deve ferire il matador (tale manifestazione quindi non ha più valore etico di misura o di sfida); se si possono accettare i circhi con animali imprigionati e mantenuti con elettrocuzione dai domatori e finanziati dalle casse dello stato, per un “divertimento” sempre meno in voga tra un pubblico meno cinico e più sensibile; se per far trasformare dei giovanissimi in “uomini” occorra dimostrarlo con una carneficina di delfini calderones in Danimarca, quando una volta le "prove del fuoco" per diventare adulti erano molto diverse ed esprimevano un coraggio ben lontano da quello attuale; potremmo proseguire all’infinito con la tematica, fastidiosa a molti, della caccia, che oggi è uno "sport" e una volta era una "necessità", o con il massacro indiscriminato di molte specie considerate come oggetti dal mercato. Insomma stiamo affermando cose molto scomode in una società abituata a considerare gli animali al proprio servizio, ma è necessario osare pensarci, viste le condizioni critiche in cui versa la nostra Terra ed il rischio di scomparsa effettiva di molte specie fondamentali per gli ecosistemi.
