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- 25/10/2007 Una forma d’arte che a noi fa ribrezzo…
Su internet e sui blog si può dire di tutto; anche portare in rete notizie false è in questo ambito molto facile. Però qui forse è diverso, visto che la notizia che descriviamo, è trapelata da siti anche molto seri come quello tedesco Der Spiegel Online Kultur (22-10-07), la Prensa rivista e sito nicaraguense (5-10-07), la Nacion sito del Centro-America (4-10-07) ed anche Exibart.com un sito che si occupa di arte, ha segnalato la notizia. E poi ci sono foto che mostrano la vittima di questo strazio e soprattutto l’indifferenza assoluta dei partecipanti, quindi la cosa potrebbe essere veramente accaduta! Ma cosa è successo di così grave? Un tale Guillermo Habacuc Vargas, che si definisce artista ha portato come prova della sua eccelsa cultura intellettualoide, una particolarissima “opera” per esporla ad agosto alla Galerìa Còdice (Nicaragua). Un cane vivo di nome Natividad, legato dentro un museo con delle corde e lasciato morire di fame mentre sulle pareti che lo circondavano erano appese delle scritte costruite con croccantini (che fantasia!). Le persone presenti osservavano chiacchierando e gustandosi il resto dell’esposizione, incuranti della sua agonia. L’ “opera d’arte” era questa (osservare in diretta la morte di una cane?) e la giustificazione dell’autore era l’affermazione tranquilla che “il cane tanto era un randagio e che quindi sarebbe morto comunque”. Già un randagio, nel significato etimologico di essere libero e senza costrizioni, soprattutto mentali, di alcun tipo, molto differente da chi invece è schiavo del desiderio di voler stupire il mondo (che è solo il suo). Ma tranquilli il grande artista esporrà ancora le sue “opere viventi” nel corso della Biennal Central America Honduras 2008, nonostante il boicottaggio che ci auguriamo riceva. Della sorte del cagnolino poi se ne dicono tante: che è o non è deceduto, che è riuscito a scappare il giorno seguente (o pochi giorni dopo) l’inaugurazione della mostra. Ma anche se fortunatamente fosse rimasto in vita, è il principio assurdo che vogliamo debellare, che per nostro puro divertimento o goduria individuale si possa decidere di ciò che non è di nostra competenza, cosa questa che continueremo sempre a ricordare. Qualcuno ipocritamente potrebbe ribattere che è successo in Costa Rica mica in Italia! Da noi è reato non potrebbe succedere! Siamo proprio convinti che non sia successo anche da noi?
C’è un precedente in Italia a tutto questo
Nonostante ci sia in vigore la Legge 727 è una “tendenza artistica ” molto in voga “lavorare” con animali (non lo fa anche il circo del resto?). Ricordiamo ad esempio Paola Pivi che nel novembre 2006 negli spazi dei Vecchi Magazzini della Stazione di Porta Genova a Milano, presentò nel My Religion is Kindness per la Fondazione Nicola Trussardi, la sua mostra Interesting; una vera e propria installazione di animali che suscitò (giustamente) molte polemiche. Un cavallo impennato con le zampe davanti alzate, pesci enormi dentro acquari piccolissimi, un barbagianni che anziché volare era costretto dentro una gabbia, caprette legate al muro. Povere creature che anziché osservarle nei loro habitat, devono essere da noi così viste per farci poi dire come ebeti, “Oh che belli”! La cosa non ha contribuito ad isolare dal giro la 32enne che anzi è stata successivamente accolta a Basilea, però la nota positiva è che la mostra incriminata Interesting non è stata più riproposta. - 23/10/2007 Selva di Paliano, Parco di Palo, Pineta di Focene: Quanto abbiamo a cuore la Natura!...
Vogliamo segnalare la grande "importanza" che riveste il verde nella regione Lazio. Abbiamo tre notizie decisamente vergognose cui tramite passaparola siamo venuti a conoscenza e a cui vorremmo dare il giusto risalto augurandoci che chi le legga, faccia altrettanto con le sue conoscenze. Non ci interessano le fonti, ci interessano le situazioni che bisogna cercare di risolvere e che tramite la rete del passaparola, possono creare disturbo ai soliti pochi.
In difesa della Selva di Paliano
L'ex parco a due passi da Roma, per trent'anni oasi naturale dove osservare libere decine di specie di uccelli, luogo visitato da circa nove milioni di persone, bosco che ha ospitato il set di "Non ci resta che piangere", verrà venduto all'asta (circa 450 ettari rimasti) a fine ottobre in 31 lotti.
L'associazione onlus Il Grillo Parlante sta organizzando una raccolta di firme cartacee da presentare al Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, visto che nella più totale illegalità (e indifferenza delle istituzioni e degli enti) si sta già procedendo alla spartizione di alcune aree. Ci uniamo anche noi per la difesa del territorio della Selva di Paliano perchè l'intera proprietà (l'ex parco uccelli e zona circostante sono di proprietà del Principe Ruffo) sia preservata dalla probabile speculazione edilizia e rimanga così luogo inalterato. In quella zona del frusinate si combatte in maniera "trasversale" visto che la posta in gioco sono il bene della Natura, l'economia locale e le generazioni future. Affrettiamoci perchè l'asta come abbiamo appena detto è programmata a fine ottobre, però se si agisce, sono sufficienti anche pochi giorni per fare chiarezza sulla cosa. Quindi muoviamoci tutti, perchè nelle nostre piccole sfere di amici e conoscenti, potremmo arrivare a quei "contatti giusti" che possono far cambiare direzione.
S.O.S. Parco di Palo Laziale
In questa oasi di tranquillità immersa nel silenzio del bosco, che rappresenta per i cittadini di Ladispoli un piacevole ritrovo per una passeggiata tra splendidi alberi, un triste scenario di tronchi tagliati e radici sradicate è il grido di allarme che lancia questo luogo.
Così ha dichiarato il responsabile locale di Fare Verde Walter Augello: "Il Parco sta morendo sotto gli occhi di tutti, principalmente sotto gli occhi colpevoli di chi da anni cosciente del grave stato in cui riversa, è rimasto immobile senza neanchè provare a cercare una soluzione a questo disastro. Bisogna fare in fretta di tempo ne abbiamo già perso abbastanza". Un altro tassello della Natura che pulsa vita e che rischia di soccombere visto lo stato di continuo degrado in cui vengono tenuti questi spazi. Noi come ripetiamo vogliamo essere solo uno strumento di diffusione ma sopratutto di azione per contrattaccare a queste "dimenticanze" operate nei confronti di ciò che ci permette di vivere.
La storica Pineta di Coccia di Morto
I cittadini di Fiumicino “subiscono” la Democrazia anti-Natura che ha proposto il taglio degli alberi della Pineta Storica di Coccia di Morto, per la costruzione della nuova pista aeroportuale, ma anche per motivi di sicurezza aerea. Fiumicino continua sistematicamente ad esser utilizzata come rampa di lancio per gli affari dei potentati economici e, di contro, i cittadini subiscono solo gli svantaggi di queste decisioni senza averne in cambio nulla. La nuova pista di decollo taglierà in due Coccia di Morto, isolando Focene.
Nessuno sa con certezza come saranno i lavori, quanti alberi verranno tagliati (moltissimi), se ne saranno ripiantati altri (ma non è la stessa cosa), quali conseguenza i lavori avranno sulla vita di tutti i giorni, sui collegamenti, sulle strade, sull'impatto ambientale; questo perché nessuno li informa. La nostra associazione si unisce quindi alla attenzione vigile che il Comitato per la Salvaguardia di Fiumicino riserberà a tutto questo sistema che non va: dal progetto alla realizzazione dell’opera. Che l'incendio di fine Giugno 2006 sia stato utilizzato come input per rendere quella pineta “pericolosa” affermando che un aereo in partenza si trova con gli alberi di fronte? Un bell'interrogativo se poi lo stesso problema lo si trova con la pista perpendicolare alla Via Portuense, dove un aereo in partenza o in arrivo sfiora le case! E perchè non le abbattete? Perchè non continuare a distruggere l'Amazzonia, ad uccidere ogni animale non “commestibile”, ad allargare il buco nell'Ozono. Tanto a cosa serve la Natura? Non fa certo guadagnare come un bell'appalto per palazzi residenziali. I nostri figli vivranno nella natura artificiale, odoreranno il “profumo” del catrame e non dei fiori, respireranno anidride carbonica anziché ossigeno, conosceranno un solo colore, il grigio del cemento, oppure il verde-marrone del mare e dei fiumi, anziché il bel blu che ricordavamo da bambini. Grazie! Grazie a voi che amate così tanto la Natura! - 19/10/2007 L' Albero è Vita il Cemento è Morte...
"Sono a lutto è come se avessero tagliato me, come se fossi morto insieme all'albero". Questa è la dichiarazione fatta oggi da Antonio Laganà, 52 anni, che a Firenze, ha provato ad impedire la decisione di tagliare alberi in Via Morgagni, per la realizzazione della contestatissima linea tramviaria nr. 3, vivendo per quasi una settimana proprio su un albero. Evento questo che non è certo paragonabile a quello svolto dagli attivisti di Greenpeace nel 2003, che con i loro climbers si arrampicarono su un eucalipto di 84 metri della Styx Valley, trasformandolo in un luccicante albero di Natale, per frenare il disboscamento illegale di una foresta primaria in Tasmania, perpetrato dalla compagnia di legname Gunn, che voleva così trasformare alberi con più di 400 anni, in truciolato e carta da vendere ai giapponesi. Però è pur sempre un segnale positivo, un piccolo gesto, una piccola azione, che oggi grazie all' informazione sul web non risulta più essere una notizia isolata. Noi affermiamo senza alcun problema che è sempre meglio avere un albero malato che una costruzione in cemento. E' vero, alcune volte sembrerebbe risultare più utile il contrario; ma l'esser utile oggi non può più essere la sola dominante, trascurando con pressappochismo tutto il resto che è decisamente più importante; tra l'altro li conosciamo tutti questi motivi di "utilità" che sono più che altro privilegi esclusivi dei soliti pochi che fabbricano denaro. Non spetta a noi plasmare arrogantemente o a misura d' uomo quel che ci circonda, tutt'altro, siamo noi che dobbiamo entrare in sinergia con la Natura che ci ospita. Oggi purtroppo l'uomo è colpito da una malattia difficilissima da curare, che si chiama egoismo "innaturale" intendendo con ciò il sentirsi "fuori" dalla Natura anzichè il farne parte integrale. Ecco forse uno dei problemi nella nostra società dei balocchi: considerare un albero, una pietra, un fiume o un semplice animale, come COSE staccate da noi.
Andate a dirglielo a Mauro Corona (dispersoneiboschi.it) un tizio barbuto un po' alpinista e scultore, che un albero è una cosa... lui che vive in una sua specifica realtà fatta di alberi-persone e di boschi sacri. Un matto? Chissà! Una volta i cosidetti pazzi erano gli stessi che parlavano con gli Dèi...una volta nel regno della Vita l'Albero era considerato un simbolo vivente facente parte di un Tutto, che nelle favole parlava...oggi invece nel regno della Morte trionfano il Cemento e il Dio Denaro. Sciegliete voi chi preferite. - 15/10/2007 Dopo gli orsi i cinghiali ma nessuno ne parla...
Una notizia in questi giorni piuttosto rilevante vista l'importanza della tragica vicenda degli orsi marsicani, è stata quella del ritrovamento, nella stessa zona di avvelenamento, di carcasse di cinghiali (www.montagna.tv). Ciò non ha suscitato la giusta attenzione mediatica. Questo perchè tutti noi consideriamo animali di serie A e animali di serie B, che nella nostra mentalità più che altro valgono come differenze profonde solo se servono o no a saziare i nostri appetiti a tavola (la carne di un orso non è certo come quella di un cinghiale). A prescindere dai "gusti alimentari" che si possono avere, il reale problema è che si continuano a valutare le cose con un metro di giudizio "umano", arrogandosi la pretesa di poter vedere tutto solo sotto questo unico aspetto. Ogni animale rappresenta, ci piaccia o non ci piaccia, un principio qualitativo e non quantitativo; quindi una discriminazione del genere non ha valore nella realtà della Natura, che è interamente organica, ma ha solo validità nella nostra minuscola sfera soggettiva, che è fondamentalmente parziale. Ciò vale sopratutto per quelli che non amiamo molto. Quindi anche quando uccidiamo "volontariamente" (anzichè "accidentalmente" cioè senza intenzione) una vita, fosse anche una formica, ricordiamoci che forse stiamo distruggendo un piccolo microcosmo, che noi soli con la nostra scienza non saremmo certo in grado di ricreare. Ciò vale anche per una foglia o un filo d'erba, che nessuna tecnologia avanzata potrebbe mai ricostruire. E allora se mosche e zanzare stanno su questa Terra ci sarà una spiegazione o no? Chiediamocelo!
- 12/10/2007 Quella montagna che si sgretola siamo noi?
I Tg ormai sono più che altro intrisi di gossip o fatti di cronaca nera o rosa, che ogni tanto, quando non c’è più spazio per vedere la faccia di Mastella o ascoltare la demagogia del linguaggio politichese, mettono sul piatto qualche disastro ambientale ben enfatizzato. Ma la notizia di cui parleremo è stata come un duro colpo per chi si sente profondamente in sintonia con le energie della Natura.
Questa mattina alle 9 una gigantesca frana ha spazzato via l'anticima della Cima Una, da cui si è staccata una guglia alta 100 metri, nello scenario spettacolare delle Dolomiti di Sesto, in Val Fiscalina. La gente del posto ha sentito un fortissimo boato e poco dopo le Dolomiti non si vedevano più, coperte da una massa di detriti di oltre 60 mila metri cubi, una grande nuvola di calcare bianco che ha oscurato tutto impedendo la visibilità.
Un gran quantità di polvere causata dal talco che caratterizza la composizione delle rocce dolomitiche di queste montagne, considerate tra le più belle della terra, è precipitata così a valle impedendo ai soccorsi di intervenire tempestivamente.
Era già successo nel 2004 sulle Cinque Torri sopra Cortina, nello stesso anno una frana era caduta dal piccolo Cir, nell'estate dell'anno scorso c'era stato un fenomeno simile nella zona di Longiarù. Gli esperti sostengono che, la causa è l'innalzamento delle temperature che fa sciogliere il permafrost. I crolli in futuro saranno ancora più frequenti. Dimostrazione che le montagne non solo non sono immobili e statiche come si vorrebbe credere, ma probabilmente si muovono in maniera impercettibile, perché pulsano e vibrano nelle loro imponenti masse rocciose o ghiacciate. Vanno pertanto considerate e rispettate come se fossero anche loro esseri viventi.
Quella montagna che si sgretola sembra quasi che voglia lanciare un segnale chiaro all’uomo dei nostri tempi, un uomo di argilla che si crede forte come un Titano nei confronti del Creato e che invece non sospetta lontanamente, che a lungo andare, tornerà comunque polvere. Sarebbe molto più redditizio dell’accumulare il denaro, il pensare che alla fine della nostra avventura terrena, gli elementi che in varia combinazione plasmano la nostra composizione, torneranno da dove si sono generati. E se ci svegliassimo d’improvviso e vedessimo con chiarezza che nel nostro essere, le rocce e le montagne potrebbero essere intese come le nostre fragili ossa che in questo tempo oscuro si sciolgono rapidamente a causa di stravolgimenti ciclici anziché mutamenti climatici? Se qualcuno pensasse di attendere messianicamente “prove scientifiche” di questo mito aspetterebbe invano per ottenere la risposta. Non ci sono ipotesi o dogmi all’esterno che si possono prendere come verità rivelate. Le risposte le abbiamo solo dentro di noi o solo quando, scalando quelle montagne, uno si accorgesse in un istante, che quella montagna fa parte del suo sé più nascosto.
