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- 19/02/2008 Si parte con il PaP? Speriamo sia una raccolta vera...
Onestamente, quando si sente parlare di PaP (Porta a Porta) si è inizialmente entusiasti per il progetto, ma più spesso si diventa titubanti dal momento che non si sa bene se questo tipo di raccolta sia applicata seriamente o sia solo teoria. Il progetto della raccolta differenziata unita al PaP si è rivelato efficace in diverse regioni italiane (Novara 70%, Veneto consorzio Priula 75%, Roma in 3 quartieri campione 65%, Ciampino da Novembre 2007 63%).
Ora si sta partendo con un calendario raccolta anche per Pomezia ed il suo futuro è in mano alla sua comunità perchè purtroppo, questa tipologia di raccolta non piace assolutamente a chi fa affari con discariche e inceneritori. Visti i personaggi "di spicco" (ma chi i politici?) che ruotano intorno a questi interessi non si può non rimanere scettici! Noi comunque coordinati nel progetto Rifiuti Zero faremo attenzione a segnalare eventuali notizie utili alla realizzazione del PaP in tutti i comuni dove partirà questa iniziativa.
Diffondiamo il comunicato di RRRL (Rete Regionala Rifiuti Lazio) e abituiamoci mentalmente a questa nuova gestione, l'unica possibile per arrivare ad una soluzione Rifiuti Zero imitando così Madre Natura che non spreca nulla a differenza dell' uomo odierno. - 07/02/2008 Scoperto un nuovo continente: hanno ritrovato finalmente Atlantide? No hanno scovato Immondizia!
L’oceanografo Curtis Ebbesmeyer la paragona a un organismo vivente, come fosse un animale che si muove senza guinzaglio vomitando oggetti di plastica sulle coste; la Algalita Marine Research Foundation fondata da un altro oceanografo americano Charles Moore, la definisce un minestrone di plastica (plastic soup), altri ancora la hanno soprannominata “Great Pacific Garbage Patch”. Stiamo parlando di una immensa massa di spazzatura che è diventata in poco tempo una grande discarica in mezzo al mare tenuta insieme dalle correnti: 500 miglia nautiche dalla costa californiana che si estendono lungo l’Oceano Pacifico, superano le Hawaii e sfiorano perfino il Giappone.
Sappiamo da pochissimo che nell’autostrada del mare Trieste-Istanbul, sta bruciando al largo di Rovigno (Croazia), un traghetto turco carico di idrocarburi inquinanti, che potrebbe provocare tra non molto e se non si interviene efficacemente, grandi problemi al nostro Mare Adriatico. Non ci siamo dimenticati la tragedia passata del sommergibile nucleare russo Kursk dove perirono centinaia di persone. E ora spostandoci sul mappamondo della Terra troviamo anche il Plastic Ocean.
Abbiamo più volte ripetuto che in rete si possono trovare notizie di ogni genere, attendibili o non, così partendo da questo presupposto la notizia del ritrovamento di questo continente galleggiante può sicuramente lasciare un po’ perplessi. Ma quand’anche ci siano esagerazioni nelle dimensioni di questa grande massa marina, descrizioni inverosimili, foto falsate o avvistamenti poco credibili, non dovrebbe stupirci più di tanto la cosa dal momento che parte da un principio base fondamentale che il nostro caro homo sapiens, o meglio ancora homo oeconomicus, ignora o finge di ignorare. La maggior parte dei rifiuti nel nostro pianeta sono riversati nelle acque; grandissime quantità di questi rifiuti, in questo caso di plastiche, non sono biodegradabili, ciò significa che per il postulato di Antoine Lavoiseir che dice “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, l’uomo non può né creare e né distruggere i rifiuti che produce, può solo trasformarli (la soluzione quindi non è come si vuol far credere, bruciarli). Di conseguenza se le aziende del superconsumismo e del grande capitale continuano a fare prodotti di largo consumo che non sono soggetti alla biodegradazione, l’accumulo sarà inevitabile. La riduzione alla Fonte e soprattutto l’immissione nel mercato solo di materie o risorse a bassissimo impatto ambientale, sono le uniche soluzioni plausibili da applicare dappertutto e da imporre obbligatoriamente a tutte quelle aziende e ditte che producono incessantemente questi beni. Ma chi ha interesse a fare un tale discorso, dal momento che praticamente tutta la nostra società e chi la dovrebbe governare va a braccetto con una logica esclusivamente di profitto ed è figlia di un sistema che per sopravvivere deve generare consumo altrimenti perderebbe il suo senso di esistere? - 06/02/2008 Scie nel Cielo...
Qualche mese fa' abbiamo commentato un articolo che trattava di esperimenti fatti dall'uomo sul controllo del clima. Possedere una tale "conoscenza" equivarrebbe a dire di avere in mano una arma di distruzione di massa, sconvolgente quasi quanto una radiazione nucleare. Il potere di mutare caratteristiche ad un evento metereologico, potrebbe delineare un assurdo ricatto fatto da un essere che sta dietro le quinte di tale gestione e che in base ad un suo preciso interesse potrebbe così giocare con la vita dei popoli su una sua ideale cartina geografica. Ebbene sembrano esserci prove già di aeroplani che sorvolino nel cielo e che rilascino nell'aria tracce strane del loro passaggio! Sono come delle scie un po' particolari che sforzandoci potremmo anche riuscire a vedere... Forse nella vita basterebbe semplicemente stare a testa alta per capire fino in fondo come vanno le cose di questo mondo!
- 19/01/2008 A chi addossiamo la colpa del disastro ambientale in Campania?
Sul problema dei rifiuti della Campania si sta dicendo tutto e il contrario di tutto. Si accusano Bassolino e la Iervolino, si punta l’indice sulle responsabilità delle industrie del Nord, si chiede solidarietà in giro, si pretende (anche giustamente) stoccaggio dalle altre regioni italiane considerate colpevoli, si è umiliati nell’UE che ci definisce un Terzo Mondo ecc.
In questo teatrino pregno di tanti Pulcinella sorge un interrogativo scottante:
Non potrebbe essere che l’accumulo di un indefinito numero di tonnellate di RSU e vari, faccia parte di una precisa strategia con la logica di ricavare notevoli introiti, ideata per inculcare alle persone che la soluzione oggi possibile sono i rigassificatori o i termovalorizzatori, l'unica valida alternativa alle orrende e nauseabonde discariche? Conseguenza di tale pensata, è che la colpa va a chi non ha permesso a suo tempo (o nel suo mandato elettivo) la creazione di questi impianti così risolutivi.
Chiediamo ai lettori qualche domanda su cui riflettere:
1) Perché lo scandalo del CIP 6 viene poco messo in risalto nonostante che dal 1992 sembra che questo risulti essere la causa prima della situazione attuale?
2) Perché non si parla mai del TMB (Trattamento Meccanico Biologico), cioè della possibilità che oggi esiste con la gestione dei rifiuti a freddo, cioè senza il principio della combustione?
3) E soprattutto, quanto è vero che si fa la raccolta differenziata, visti i fondi europei che si possono ricavare da questa motivante “gestione rifiuti” (e non ci riferiamo solo alla solita camorra tanto decantata dai media)?
Oggi la problematica ambientale rifiuti nasce dalla constatazione che non si vogliono ancora applicare metodi precisi nella raccolta e di questo il sistema è assolutamente e gravemente responsabile. Perché solo alcuni piccoli comuni soprattutto del Nord Italia applicano ai rifiuti la normale logica delle 3R (Recupero - Riciclo - Riuso)?
Non lo diciamo solo noi, ma anche un certo Paul Connett, massimo esperto della materia e vivacemente impegnato nella strategia Rifiuti Zero, che mercoledì 16 di questo mese si è incontrato alla Regione Lazio, insieme ad una delegazione formata da varie associazioni, per discutere del vergognoso caso del gassificatore/inceneritore di Malagrotta.
È la raccolta differenziata seria l’unica via d’uscita a questo, ma solo quella fatta con i giusti crismi può portare i suoi frutti (in primis il Porta a Porta e tessere personali per le consegna dei rifiuti). Dobbiamo farla se almeno abbiamo a cuore il nostro piccolo stivale sommerso da questa marea contaminata di rifiuti.
Esaminando poi tutta questa situazione ripensandoci bene scopriamo un altro punto: l’immondizia accumulata in tutti questi anni, oltre che per le responsabilità politiche e non, ha origine sia nella superficialità (voluta) con cui si immettono nel mercato sempre più grandi quantità di prodotti di largo consumo e soprattutto di usa e getta (dove sono finiti i beni durevoli?), sia nel pressappochismo con cui la mentalità moderna si raffronta nel non voler mai risolvere il male di quest’epoca (il multi-consumo illimitato) che non fa mai i conti con quella Legge cosmica che si chiama Natura (e che guarda caso comprende anche noi e la nostra salute)! - 19/01/2008 Siamo tutti figli della munnezza...
La munnezza campana è il chiaro sintomo di un malessere culturale, etico e sociale, che racchiude in se un dramma per il nostro popolo, ormai interamente contaminato dall'attuale degrado. Un popolo che a volte si impegna ma a volte se ne frega; che non arriva a fine mese ma non rinuncia al suo consumo; che si fa derubare da multe e tasse ma si perde al gioco lo stipendio; che non si ribella mai ma si lamenta sempre troppo; che fa il furbo con gli onesti ma si prostra agli usurai; che è corrotto dal denaro ma non ricerca più un valore; che sa come agiscono mafia e camorra ma fa l’ignavo con il Sistema che lo raccomanda. Un popolo che chiede a questo Stato senza ricevere e che però non è pronto a rinunciare a un bel niente. Un popolo tristemente famoso oggi per la mondezza, parente del voto di scambio, del favore e dell’ipocrisia, insomma molto distante da ciò che ha rappresentato nella storia questa civiltà. La munnezza è lo specchio della nostra società e riflette nitidamente l’immagine di ciò che noi siamo diventati e non solo per colpa nostra. Fino a che saremo avvocati anziché giudici di noi stessi, fino a che non ammetteremo che in pratica siamo tutti dei rifiuti, come riusciremo a trasformarci (e a trasformare quindi i reali rifiuti) in risorse nuove per tutta la nostra comunità e per il nostro destino futuro? Per questo motivo la risposta è molto più profonda di quello che sembra: non è il semplice passaggio tecnico dall'inceneritore al riciclaggio la chiave di tutto, ma è la visione innovativa rispetto all'ambiente, per vedere e sentire le cose che ci circondano con doverosa responsabilità nel quadro di una armonia necessaria.
- 16/01/2008 Il sangue animale inonda la Terra ma intanto la carne diventa sempre più finta…
Siamo una società particolarmente “inquinata” e non solo per la vergognosa situazione dell’emergenza rifiuti, attualmente presente (perchè solo oggi è pubblicizzata dai media?) ma da sempre un reale problema per tutta la Campania, che è la discarica di tutti, che è la regione abbandonata a se stessa e ipocritamente accusata dai più solerti di essere schiava del proprio sistema camorristico (allontanando con troppa facilità le chiarissime responsabilità politiche di una errata gestione). Ora anche l’inquinamento alimentare delle coscienze sta prendendo piede. Non è il solito condizionamento mentale che conosciamo, iniettato come un virus letale nei nostri cervelli atrofizzati dalle grandi propagande, tv e mode di questa epoca di illusione. Parliamo di una cosa diversa e diremmo più sottile. Non bastava la pecora Dolly e tutti i “modelli” utilizzati nella inutile ricerca scientifica, non bastavano le ignobili condizioni in cui vivono abitualmente gli animali negli allevamenti intensivi; ora si sono addirittura inventati (chissà perché vengono sempre dagli USA le idee più brillanti…) ma soprattutto, ci danno il “permesso” (grazie tante) dalla Food and Drug Administration, di mangiare carne clonata. Ben vengano allora questi doppioni OGM che renderanno questa nostra società già mentalmente instabile, ancor più ammalata nel proprio corpo fisico, con tanti nuovi geni e poco conosciuti che ingeriremo e che finiranno nei nostri sistemi immunitari già piuttosto debilitati.
La gente nei Mc. Donald’s di tutto il mondo già assume la sua dose giornaliera di m**** e non serviva un film ben fatto come Fast Food Nation per dircelo, perché purtroppo già lo si sapeva. C’è chi, crediamo giustamente, sceglie così nuove strade per il suo benessere psico-fisico e sono sempre più quelli che vi si avvicinano per svariate motivazioni etiche e personali. Mangiare carne oggi non ha più il senso di come fu in passato, quando un tale alimento (non possiamo mai dimenticare che è connesso ad un essere vivente), o rappresentava per la gente comune una tantum, o era legato ad un importante rito di antichissime tradizioni, o ancora era un cibo sacrificato, santificato e infine offerto ad un qualcosa di superiore.
Non ci nutriremo più (e questo processo è già in atto) di animali che hanno avuto la “fortuna” di vivere almeno una vita dignitosa prima di trasformarsi in bistecche o salsicce, ma di aggregati e composti di carne e sangue che non si chiameranno neanche più animali, perché sono soltanto degli ibridi che si aggiungeranno alla compagnia delle tante e disparate malattie in cui è precipitato l’uomo di questa epoca per il suo stile di vita assolutamente insensato e privo di una visione d’insieme.
L’alimentazione dovrebbe essere per tutti una linfa necessaria a migliorare la nostra vita e non una droga sintetica e chimica che ci renderà ancora più artificiali e schiavi dei falsi medicinali. Ci vantiamo di sapere tanto sulla salute e non ci rendiamo conto che la maggior parte delle malattie (anche e soprattutto mentali) derivano soprattutto da una errata dieta. Anche la scienza, ma solo se rimane umile, ogni tanto riesce ad ottenere delle “rivelazioni” scoprendo ad esempio come le mele renette o alcune specie di fragoline di bosco, trovate in montagna, cioè in ambienti puri perché meno intaccati dall’uomo, possono essere un mezzo valido per debellare malattie gravi quali tumori e cancro. Ciò che ingeriamo non è solo il corpo fisico ma è anche l’anima (psiche) dell’animale (pensiamo quindi visto la loro infelice condizione, che cosa assumiamo); qualcuno potrà dire che è ridicolo ma in realtà in cuor suo lo sa anche lui che ciò potrebbe essere verosimile. Si tratta di quel karma che ci influenzerà e a cui non potremo sottrarci in un prossimo ciclo futuro. Le antichissime scritture vediche ci parlano da tempo immemore di tre tipologie di cibo legate alla virtù, alla passione e alla ignoranza. Ci dicono che si dovrebbe mangiare solo cibo della virtù se ci si vuole elevare verticalmente, perchè sia il cibo della passione sia quello della ignoranza, concorrono soltanto a farci rimanere incatenati orizzontalmente alla successione ciclica delle vite. Anche Plutarco e Pitagora appartenenti alla tradizione a noi più vicina e che di certo non erano gli ultimi, hanno professato tale idea. Il libero arbitrio vale perciò anche in questo ambito.
Forse un giorno non molto lontano, ci saranno sempre più persone che allontaneranno dalla propria dieta alimentare questo nutrimento che ormai appartiene sempre più alla storia e sempre meno alla tavola. Questo non vuole essere un’apologia del vegetarianismo, ma uno stato dei fatti a cui siamo giunti per aver dimenticato come qualsiasi cosa della nostra esistenza quotidiana su questo pianeta, ci nutre prima spiritualmente e poi corporalmente ed è quindi un collegamento alle origini di ognuno che si possono riscoprire in se. - 12/11/2007 Ma è Madre Natura o l'uomo che provoca le tempeste?
Sembra una idea piuttosto paradossale, eppure come vedremo potrebbe essere una verità non priva di fondamento. Il disastro ecologico che ha colpito il Mar Nero e il Mare d'Azov, in cui zolfo e gasolio si sono riversati per tantissimi chilometri in mare fino alle spiagge e dove tra l'altro diverse specie di uccelli marini stanno rischiando moltissimo, è stato causato da una violenta tempesta che ha ribaltato quattro mercantili e diviso a metà una petroleria russa. Fin qui nulla di strano se la Natura ferita, ogni tanto faccia qualcosa per far cambiare rotta ad un uomo piuttosto arrogante che continua ad alterare i suoi delicatissimi equilibri. Ma l'articolo cui proponiamo la lettura, può essere piuttosto inquietante se fosse confermato da prove certificate. Sembrerebbe che potremmo essere proprio noi attualmente, a decidere dei mutamenti climatici. Approfondendo e studiando le vestigia di alcune civiltà o di popoli ritenuti "selvaggi", si sa che in taluni casi e chiedendo una sorta di "permesso", cioè evocando un'ente "protettore" o anche un "genius loci", con determinate "azioni" o "riti", era possibile ottenere una "risposta" da parte del tempo. Quindi definite come danze delle piogge o danze del sole per l'uomo erano comunque messaggi di forze superiori che "potevano rispondere" (ma non sempre e solo a precise condizioni) con chiari segnali. Ma oggi? Se il suo materialismo congenito non gli permette di percepire queste forze perchè non generare un meccanismo atto a crearle? Già... sembrerebbe proprio che oggi la scienza con la sua nanotecnologia, sia entrata a pieni voti anche nel campo della meteorologia e tramite sensori particolarissimi, inviati con lo scopo di analizzare dati e formule matematiche, oggi abbia la concreta possibilità di "condizionare" anche il tempo. Se siete scettici (anche giustamente lo premettiamo) provate a sentire cosa si dice in questo articolo che parla di esperimenti sul controllo climatico e ve ne renderete conto. Auguriamoci solo che si tratti di un falso allarme fanta-climatico...
- 05/11/2007 Un rosso che non è futurista...
Purtroppo in questo filmato decisamente molto forte, il rosso che si vede non è l’anilina con cui si pensava fosse stata inquinata la Fontana di Trevi a Roma qualche giorno fa. Purtroppo questo rosso si chiama sangue ed è quello con cui stanno “inquinando” la Terra per le loro scorribande criminali, coloro che oggi si sentono i padroni della vita di tutti. Possiamo quindi firmare (e lo facciamo noi in primis) questa petizione da inviare al ministro giapponese Shinzo Abe in difesa delle creature che abitano gli oceani (che non sono “nostri”). Ma servirà a qualcosa? Serviranno le battaglie coraggiose degli attivisti e delle associazioni come Lav, Oipa o Sea Sheperd? Dove è finito il popolo giapponese, quello delle grandi culture, delle arti marziali o delle discipline zen? Dove sono finiti i samurai con il loro codice hagakure o le geisha che praticavano l’arte e dove sono finiti tutti i loro saggi e formativi insegnamenti del corpo e della mente? Purtroppo il Sol levante di oggi si è “ammodernato” (ma come abbiamo detto poc’anzi, non solo questo paese si sente “proprietario” delle vite sommerse dei figli di Poseidone), ha cioè accettato quella logica perversa di sviluppo in cui è incluso il supersfruttamento della Terra e dei suoi esseri, senza guardare più a quelle necessarie leggi del vivere armonico a cui anche questo individuo è assoggettato. Al di là delle “protezione” che tutela il cetaceo (la convenzione di Washington per noi è solo carta straccia vista la mentalità regnante oggi) il massacro dei delfini risulta essere una crudeltà inutile, perché i fini scientifici che giustificano questa cattura (meglio dire mattanza) sono espedienti per favorire l’industria dei delfinari e quella alimentare. Anche i tursiopi quindi non sono “protetti” così come i poveri tonni, le povere balene, gli splendidi squali ed altri abitanti degli oceani che non hanno più alcun diritto di stare nel loro silenzio blu perché un fastidioso bipede, che pretende di chiamarsi uomo, ha rotto le normali catene alimentari in cui tutti questi hanno vissuto da millenni. Certo si parla spesso di salvaguardia della biodiversità dei mari sta di fatto che insieme alla baia di Taiji, Cuba, Senegal, Russia e isole Solomon, altri centri di caccia, praticano a ritmo industriale la cattura illegale di queste specie a rischio. Se poi la carne di delfino (spacciata per carne di balena) è velenosa, questo non interessa molto alla catena di montaggio che muove l’intero ingranaggio. Intanto una rara specie di delfino, chiamata Yangtze River dolphin che viveva da 20 milioni di anni nelle acque del fiume Yangtze in Cina è stata quest’estate ufficialmente dichiarata estinta. Tra le cause dell'estinzione ci sono pesca senza regole e traffico fluviale. Strano che noi siamo sempre chiamati in causa!
- 02/11/2007 Animali fatti su misura e per tutti i gusti
È di ieri un servizio sul TG che ha fatto sorridere i più ma ha anche fatto riflettere quei pochi che sanno. E' l'ultimo frutto dell'ingegneria genetica. È il gatto (?) più raro del mondo. Un felino lungo 120 cm. che pesa circa 15 Kg. con una durata di vita media di 25 anni. È Ashera, maculato come un leopardo e che assomiglia a un giaguaro, frutto di un incrocio tra un gatto delle selve africano (Leptailurus serval), un gattopardo asiatico (Prionailurus bengalensis) e un gatto domestico europeo. Lo hanno “progettato” i genetisti californiani della Lifestyle Pets e ne hanno disponibili solo 100 esemplari per l'anno in corso, con liste di attesa anche di 9 mesi negli Usa, in Asia e in Russia. Costa una sciocchezza! Sui 20.000 $, a seconda della richiesta (magari una babbiona impellicciata che è allergica ai peli di gatto se lo fa fare ipoallergenico). Ashera il mini-leopardo domestico è un “designer cat” (il “designer dog” più famoso è il Labradoodle, incrocio tra labrador e barboncino, realizzato in Australia nel 1988), un ibrido ma docile animale, che nonostante i suoi denti aguzzi, mangia cibo in scatola, ama il caldo e ha un carattere socievole con gli altri animali e i bambini. È stato geneticamente ideato solo per soddisfare le richieste di clienti facoltosi, disposti a sborsare cifre importanti pur di possedere un animale rarissimo. A noi ovviamente soprattutto vista la motivazione così profonda, pare una vera assurdità “giocare” così insistentemente con le inviolabili leggi di Natura. Nella società dell'apparenza e dell'immagine, dove conta di più una "second life" virtuale anzichè una più genuina e semplice esperienza di vita, cerchiamo sempre più "giocattoli" per soddisfare le nostre aberrazioni o stupire non si sa bene chi. Già non sappiamo creare un sano rapporto con animali domestici diffusi, come il cane e il gatto, visto l'abbandono continuo di questi sopratutto quando arriva il periodo estivo in cui ci si deve "abbronzare" in qualche luogo esotico, figuriamoci con particolari "esemplari" tipo Ashera. Probabilmente alle prime difficoltà o ai primi guai, finiranno in uno zoo o in un circo per continuare la loro inutile esistenza che non è vivere normalmente ma far "divertire" noi sempre più miseri umani. A quanto pare oggi con i soldi si può comprare e fare di tutto, perciò con una tale infatuazione è giusto "progettare" dei "cuccioli fatti su misura” che siano inseriti per le richieste del mercato o per le mode del momento! Gli animali sono ormai diventati semplicemente un “mezzo” per i ricercatori di tutto il mondo per ingegnarsi in ogni sorta di patetica creatività (in molti casi più di idiozia). Meno male che oltre ai supergatti, ci sono i supertopi, i supercani, i superbovini, le superscimmie e in un futuro non lontano arriveranno anche i superuomini, geneticamente modificati forse per migliorare le prestazioni sportive.
Modificare il corredo genetico può comportare rischi?
Alterare il Dna è ormai una pratica da piccolo chimico che piace molto ai genetisti perché li trasforma in Creatori di vita (artificiale non naturale) e li illude di avere tutte le risposte su ogni mappatura. Oggi nell’atmosfera orwelliana della scienza, manipolare geneticamente animali è diventata una pratica diffusa oltremodo normale nel campo medico-scientifico e bio-tecnologico. Si va dagli esperimenti nei laboratori militari per creare uomini robot indistruttibili o mostruosità ibrido-animali (purtroppo è realtà non fantascienza), all’oncomouse, topo creato appositamente come modello di ricerca per produrre in sé un tumore alla mammella (bisognava crearglielo col nostro Dna, visto che la Natura non gli ha donato questa “possibilità” di contrarre malattie umane). Allo stato attuale delle conoscenze, manipolare oggi il Dna, equivale a dire mettere insieme e alla rinfusa sostanze sconosciute, che potrebbero avere qualsiasi effetto dallo scoppiare al diventare altamente tossiche. Noi purtroppo abbiamo una idea contorta della realtà perché continuiamo a guardare il tutto dall’esterno, vediamo sia l’uomo che l’animale o il vegetale, come “puzzle” da scomporre e ricomporre a piacimento, spostando questo o quel gene, credendo che come un maghetto poi risistemiamo al posto giusto tutte le pedine. Analizziamo le singole parti separate dalla loro integrità e crediamo poi di ottenere l’immagine completa di ciò che stiamo studiando. In condizioni naturali la “posizione” dove è collocato un gene non è casuale e non è ininfluente, ed in più la sua funzione interagisce coi geni contigui. Nella manipolazione genetica il gene “estraneo” inserito, non si sa bene in quale posizione potrà finire, poiché le “variabili” di un certo organismo vivente non sono da noi comprese integralmente, visto che non si conoscono, come invece vorrebbero falsamente pretendere di farci credere i baroni in camice bianco, né tutto il genoma e né le funzioni specifiche dei geni. Consigliamo di approfondire l’argomento così delicato con un libro del Dr. Stefano Cagno, valutando poi i rischi in cui possono far incorrere tali “produzioni ibride” artificiose e fittizie, di esseri che non derivano dal normale contesto naturale. - 01/11/2007 La Pineta è salva ma l’albero si taglia…
Il 29 ottobre né sono stati abbattuti 26! Ieri 31 ottobre altri 9! Quanti il 6 novembre, giorno in cui le motoseghe dovrebbero far ripartire la loro danza di morte? Certo non c’è che sentirsi sollevati dal fatto che per la seconda volta il taglio è stato bloccato, però il totale dei pini abbattuti, non dimentichiamolo, sale a 35. Per noi, che non sono solo semplici pezzi di legno od oggetti di arredamento futuro, ma sono “vite”, tolte ingiustamente alla loro preziosissima funzione in questo pianeta, ciò rappresenta un atto di irresponsabilità gravissimo. Usiamo senza alcun problema di essere smentiti la parola “vita”, perché questo per noi rappresentano gli alberi. Tra l’altro non si sta operando con una chirurgica operazione di “eutanasia”, perché i cosiddetti sono “malati”; scusa questa (perché molto spesso lo è) per un abbattimento “legale” o “autorizzato” (avete mai chiesto alla Natura che li “gestisce” se è legale e se vi autorizza?), che serva a non incorrere in reati ambientali punibili con ammende di vario importo.
Noi sappiamo che questo “albericidio” non si fermerà; di certo non bastano le opposizioni e le manifestazioni volenterose di tante brave persone; servirebbe che qualche “autorità” alzasse il telefono con chi sta dietro le quinte di questo teatrino, ma visti i soldi che ci sono in ballo (come fa notare in un articolo ben fatto Angelo Perfetti, direttore del quotidiano telematico il Faro preso da Fiumicino-online.it, in cui cita anche un “misterioso” documento che spiega ancora meglio la questione) lo riteniamo piuttosto improbabile. Potrebbe bastare un semplicissimo ritardo di “qualcuno che conta” (perché i semplici cittadini non possono fermare da soli tale scempio, a meno che non utilizzino sistemi poco ortodossi, il che sarebbe etico ma non “legale”), un semplice quarto d’ora, all’apparenza ininfluente, per far spegnere altre vite. Purtroppo noi abbiamo un grande difetto, siamo estremamente radicali nelle nostre conclusioni; per noi non sono il riscaldamento globale (ormai sempre sulla bocca di tutti) o il problema dell’acqua i veri problemi; il vero problema è il modo di operare di una società che oggi non è più sostenibile. Non siamo più in tempi in cui alcuni “utilizzi” adeguati delle risorse naturali potevano sicuramente essere ammessi, perchè non creavano fastidi e rientravano in quell’armonia generale dell’ecosistema. Oggi le cose sono molto cambiate, non sussistono più le condizioni di prima e alcuni sconvolgimenti planetari (non solo legati al clima) lo possono pienamente confermare. In questa guerra, non si può fare altrimenti che scegliere la Natura.
